NECESSITA' = CONTINGENZA

*Tutte queste cose abbisognarono/ perché le nostre mani s'incontrassero (J.L.Borges)*

CHI SONO

Utente: tartufone
Nome: Samuele Donati,
un altro che crede di dirti quello che devi fare, mentre tu sei libero, libero di fare quello che vuoi, financo mandarmi a cagare! ... Certo, dopo io ti spacco la faccia.
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martedì, 17 novembre 2009

 Lettera Bruno
L'eternità spinge dall'altra parte con viso gigante di sparviero e urla da becchino. Capisco, ancora, che tutta la vita sarà un lotta, che il manipolo di scemi che febbrilmente sacrum facebat è il bene più prezioso della mia breve storia.

Nè ciottoli, nè matrocchi, ma silenziose perle.

Requiescat, tampàtre, et
in saecla
requie-scarnifi-camus.

giovedì, 15 ottobre 2009

Heads up.

Al ciglio della mano, raggiera d'assi. Oltre la carta che somma il guardo esclude, sedendo miro nell'ordine: il tavolo verde, la posta, il dorso della mano avversaria, l'Avversario, lo sfondo nero come il tutto.

A fianco, il mio esiguo credito. Un tempo non lontano, il mio Avversario moltiplicò cinque bread e due fishes. Fattostà, ne ha pile e pile.

All-in. Con Lui, pensate. Dopo una vita che rilancia, la soddisfazione di vederLo.
Sa che ho sempre bluffato, con o senza lenti scure.

Mi guarda, sorride, accenna qualcosa in inglese. Posa con garbo le carte. Mi stringe la mano, e se ne va.
Al bancone del bar. A me la posta.


Tu sapessi cosa mi costi in rimorsi

e quanto io a te costi per grazia:


che
 la gara non si interrompa:

io a pentirmi

e tu a usarmi pietà


pure
 se necessità è per me

il fallire


e
 per te,

continuare a perdere.

(David Maria Turoldo)


Poker

 
 

postato da: tartufone alle ore 18:31 | link | commenti (1)
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lunedì, 12 ottobre 2009

Testa immota e serrata
al molle dei globi
forata


                                 d'amore!

[crux]
mi sembri di là della celata.



Chissà chi sarà
a coglierti nuda
                           vociante
                                           umida.


Chissà, mia fine,
a coglierti buia.

postato da: tartufone alle ore 00:41 | link | commenti
categorie: quel che resta del giorno, amore catalettico
lunedì, 20 luglio 2009

Chi fra gli amici di Giulia si è trovato sabato a peregrinare tra Cesena (dove era stata portata dopo l’incidente, ormai priva di vita) e Gatteo (dove abitava con la famiglia, assalita dal dolore in quelle ore di prova), fino alla sera nella chiesa di San Lorenzo dove seicento persone hanno pregato alla veglia organizzata in suo suffragio, la sera è andato a dormire con la morte nel cuore e una speranza tra le mani.

Giulia era una ragazza con una gioia e una bellezza eccezionali, che naturalmente erano nate con lei. Queste caratteristiche della sua persona erano fiorite nell’incontro che aveva fatto con Cristo attraverso il carisma di CL, tanto che da qualche mese nel movimento portava avanti la responsabilità della segreteria, cioè del servizio totale agli altri. I santi sono coloro che riconoscono di essere chiamati e danno la propria vita: così Giulia, alla fine di una serata in cui come sempre aveva testimoniato col sorriso, con la cura dei particolari, con la vicinanza ai noi tutti la grandezza dell’amicizia che ci legava, è stata misteriosamente chiamata al suo destino, piena di quello che aveva visto e incontrato, come poche ore prima di morire aveva detto a una sua amica.

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”. Per chi ha conosciuto Giulia, attraverso la lacrime di questi giorni, si fa strada ancora una volta la certezza della fede, la grandezza di ciò per cui lei ha dato la vita. “Lui m’assicura che fatica e dolore non sono senza una speranza”: così recita un canto della tradizione di CL. Ai noi che siamo i suoi amici preme questa speranza, in questi giorni più che mai, e preme la compagnia di Colui che solo può darcela.


postato da: tartufone alle ore 18:48 | link | commenti
categorie:
sabato, 11 luglio 2009

Penso che il propagarsi del verso libero non venga da un'evoluzione della poesia ma dall'involuzione grave della prosa. Meglio, dalla paura di narrare che sembra prendere alle budella la genìa scrittrice contemporanea, e si serve dunque della potenza evocatrice dell'a capo per sopperire a un'aura che sembra assente (dalla testa dell'autore o dal foglio di carta poco importa). Ho avuto questa sensazione leggendo Teatro di Gadda, dove la potenza del gran lombardo dirompe fino a contorcere il narrato, producendo una volitività espressiva che, oltre a ben attagliarsi alle liriche che capita di leggere oggi qua e là, estranee alla metrica e alla rima, potrebbe costituirne una tranquillamente, solo spezzando di tanto in tanto il fluire dei tasti battendo un Invio (o Enter, se preferite l'angloise). Mi permetto di lanciare un messaggio - forse una divinazione, forse una profezia, forse una fregnaccia - ai prosatori, tra cui mi includo, nella definizione e nella fatica: raccontare è innanzitutto aver fiducia in una partenza e in una destinazione: di qui il ritmo, l'atmosfera, la bellezza. Ciò che è frapposto serve allora a distribuire il peso tra incipit ed explicit, e non a caricarselo. Buon lavoro: ritroviamo i nostri romanzi.

postato da: tartufone alle ore 13:34 | link | commenti
categorie: letter/aratura
martedì, 30 giugno 2009

Il canto il controcanto l'orchestra l'oboe il giro di do del menestrello.

Ho ripassato

le epoche

della mia vita

e ho mandato all'inferno ogni parte di me, questi sono i miei rigagnoli contati in un deposito di acqua stagna dei gerani,

(giro la testa d'intorno per sentire, per provare la circolarità vertiginosa) il mio letto non è neppure di Van Gogh, i miei spaghetti non sono di Sordi, non sono

protagonisti.

 


Lo sai, amore mio? Il mio supplizio è quando mi credo in armonia.  


postato da: tartufone alle ore 12:19 | link | commenti (1)
categorie: quel che resta del giorno
giovedì, 04 giugno 2009

FRANCESCA (27/5/1989 - 28/5/2009)

 

 

I

 

Venga il tuo regno, con tutto che consegue

e con l'errore,

 

l'inciampo

 

manifesto del dolore.

 

La gola sale all'acqua,

gira il nervo al soldo del padrone,

astrazione di prefiche disfatte

raggirate

senza nome. Amico, con un bacio tradisci,

 

anch'io,

forse, vorrei un amico così.

 

 

II

 

La notte insidia l'occhio più che il giorno,

nel mentre in cui ci lasci la

paura

di esserti ritorno,

di esserti essenziale.

 

Vedo il bene, faccio male,

che non smetto più di scrivere e

 

pensare.

 

 

III

 

Concludere il discorso.

Da un broglio di balbuzie.

Versare al commensale.

Porgendogli le scuse.

 

 

IV

 

La croce basta appena

 

appena, eppure basta

(siamo da capo se togli

l’iniziale, la scheggia

della lancia)

 

giusta giusta

sta nella ferita

giusta giusta nell''inumana vita

 

di non-te.


postato da: tartufone alle ore 15:48 | link | commenti
categorie: quel che resta del giorno, amore catalettico
venerdì, 01 maggio 2009

Nel già consorzio umano

io ero quattro versi

direi NON infelici,

più: triti.

 

“Ho fatto il mio dovere,

è ora di partire,

ditele che l’amo,

non l’amo”...

 

(Ti chiami Margherita

e quindi hai ereditato

un’incertezza e i petali

che ho in mano)

 

...dicevo, Margherita,

io ero quattro versi,

adesso ne rimangono

i detriti,

 

e un certo manierismo,

che mi obbliga la chiusa

e fa di questa quinta mia

una scusa.

postato da: tartufone alle ore 17:06 | link | commenti (2)
categorie: quel che resta del giorno
martedì, 14 aprile 2009

Quando Sherazade entrerà, morbida e sensuale, per la milleduesima notte vestita di veli nell'impensabile salone del sultano.
Quando il quattrocentonovantunesimo schiaffo ferirà, già segnata dagli anni e la fatica, la guancia di un discepolo.
Quando in un tempo imprecisato non ci sarà più sabbia intorno alla folla del mercato di Gerusalemme, e ogni stella avrà avuto il nome di un nuovo nato.

LE LEGGI FISICHE TRAVALICHERANNO IL MURO DEL SIMBOLO, E SULL'OTTO ROVESCIATO AGIRANNO ATTRITO VOLVENTE E GRAVITA' COME SU UN MISIRIZZI...

...l'inifinito reclamerà le sue chiavi.

postato da: tartufone alle ore 16:54 | link | commenti (5)
categorie: letter/aratura
giovedì, 26 marzo 2009

La paura (Uno che ti urla in faccia e sembra molto sicuro di quello che dice, molto più di te).

Il male (Una ferita superficiale per cui chi ti interroga è uno stronzo, chi ti sfiora è un maiale, che ti cerca è un assassino).

La fatica (Il corpo sudaticcio e le sinapsi alla moviola).

E Tu vuoi dirmi che tutto questo non conta? 1,2,3,4...

L'ottusità (Quando tutti hanno capito).

L'incredulità (Quando tutti hanno creduto). Aspettami.


Voglio dormire tra le tue braccia.


postato da: tartufone alle ore 13:27 | link | commenti (2)
categorie: ghiandola pineale