*Tutte queste cose abbisognarono/ perché le nostre mani s'incontrassero (J.L.Borges)*

Tu sapessi cosa mi costi in rimorsi
e quanto io a te costi per grazia:
che la gara non si interrompa:
io a pentirmi
e tu a usarmi pietà
pure se necessità è per me
il fallire
e per te,
continuare a perdere.
(David Maria Turoldo)

Chi fra gli amici di Giulia si è trovato sabato a peregrinare tra Cesena (dove era stata portata dopo l’incidente, ormai priva di vita) e Gatteo (dove abitava con la famiglia, assalita dal dolore in quelle ore di prova), fino alla sera nella chiesa di San Lorenzo dove seicento persone hanno pregato alla veglia organizzata in suo suffragio, la sera è andato a dormire con la morte nel cuore e una speranza tra le mani.
Giulia era una ragazza con una gioia e una bellezza eccezionali, che naturalmente erano nate con lei. Queste caratteristiche della sua persona erano fiorite nell’incontro che aveva fatto con Cristo attraverso il carisma di CL, tanto che da qualche mese nel movimento portava avanti la responsabilità della segreteria, cioè del servizio totale agli altri. I santi sono coloro che riconoscono di essere chiamati e danno la propria vita: così Giulia, alla fine di una serata in cui come sempre aveva testimoniato col sorriso, con la cura dei particolari, con la vicinanza ai noi tutti la grandezza dell’amicizia che ci legava, è stata misteriosamente chiamata al suo destino, piena di quello che aveva visto e incontrato, come poche ore prima di morire aveva detto a una sua amica.
“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”. Per chi ha conosciuto Giulia, attraverso la lacrime di questi giorni, si fa strada ancora una volta la certezza della fede, la grandezza di ciò per cui lei ha dato la vita. “Lui m’assicura che fatica e dolore non sono senza una speranza”: così recita un canto della tradizione di CL. Ai noi che siamo i suoi amici preme questa speranza, in questi giorni più che mai, e preme la compagnia di Colui che solo può darcela.
Il canto il controcanto l'orchestra l'oboe il giro di do del menestrello.
Ho ripassato
le epoche
della mia vita
e ho mandato all'inferno ogni parte di me, questi sono i miei rigagnoli contati in un deposito di acqua stagna dei gerani,
(giro la testa d'intorno per sentire, per provare la circolarità vertiginosa) il mio letto non è neppure di Van Gogh, i miei spaghetti non sono di Sordi, non sono
protagonisti.
Lo sai, amore mio? Il mio supplizio è quando mi credo in armonia.
FRANCESCA (27/5/1989 - 28/5/2009)
I
Venga il tuo regno, con tutto che consegue
e con l'errore,
l'inciampo
manifesto del dolore.
La gola sale all'acqua,
gira il nervo al soldo del padrone,
astrazione di prefiche disfatte
raggirate
senza nome. Amico, con un bacio tradisci,
anch'io,
forse, vorrei un amico così.
II
La notte insidia l'occhio più che il giorno,
nel mentre in cui ci lasci la
paura
di esserti ritorno,
di esserti essenziale.
Vedo il bene, faccio male,
che non smetto più di scrivere e
pensare.
III
Concludere il discorso.
Da un broglio di balbuzie.
Versare al commensale.
Porgendogli le scuse.
IV
La croce basta appena
appena, eppure basta
(siamo da capo se togli
l’iniziale, la scheggia
della lancia)
giusta giusta
sta nella ferita
giusta giusta nell''inumana vita
di non-te.
Nel già consorzio umano
io ero quattro versi
direi NON infelici,
più: triti.
“Ho fatto il mio dovere,
è ora di partire,
ditele che l’amo,
non l’amo”...
(Ti chiami Margherita
e quindi hai ereditato
un’incertezza e i petali
che ho in mano)
...dicevo, Margherita,
io ero quattro versi,
adesso ne rimangono
i detriti,
e un certo manierismo,
che mi obbliga la chiusa
e fa di questa quinta mia
una scusa.La paura (Uno che ti urla in faccia e sembra molto sicuro di quello che dice, molto più di te).
Il male (Una ferita superficiale per cui chi ti interroga è uno stronzo, chi ti sfiora è un maiale, che ti cerca è un assassino).
La fatica (Il corpo sudaticcio e le sinapsi alla moviola).
E Tu vuoi dirmi che tutto questo non conta? 1,2,3,4...
L'ottusità (Quando tutti hanno capito).
L'incredulità (Quando tutti hanno creduto). Aspettami.
Voglio dormire tra le tue braccia.