NECESSITA' = CONTINGENZA

*Tutte queste cose abbisognarono/ perché le nostre mani s'incontrassero (J.L.Borges)*

CHI SONO

Utente: tartufone
Nome: Samuele Donati,
un altro che crede di dirti quello che devi fare, mentre tu sei libero, libero di fare quello che vuoi, financo mandarmi a cagare! ... Certo, dopo io ti spacco la faccia.

Commenti recenti

Reddingero in Il canto il controca...
Iscriviti anche tu!

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Questo blog è stato...

visitato *loading* volte

Iscrivimi tra i preferiti!

martedì, 30 giugno 2009

Il canto il controcanto l'orchestra l'oboe il giro di do del menestrello.

Ho ripassato

le epoche

della mia vita

e ho mandato all'inferno ogni parte di me, questi sono i miei rigagnoli contati in un deposito di acqua stagna dei gerani,

(giro la testa d'intorno per sentire, per provare la circolarità vertiginosa) il mio letto non è neppure di Van Gogh, i miei spaghetti non sono di Sordi, non sono

protagonisti.

Lo sai, amore mio? Il mio supplizio è quando mi credo in armonia.  


postato da: tartufone alle ore 12:19 | link | commenti (1)
categorie: quel che resta del giorno
giovedì, 04 giugno 2009

FRANCESCA (27/5/1989 - 28/5/2009)

 

 

I

 

Venga il tuo regno, con tutto che consegue

e con l'errore,

 

l'inciampo

 

manifesto del dolore.

 

La gola sale all'acqua,

gira il nervo al soldo del padrone,

astrazione di prefiche disfatte

raggirate

senza nome. Amico, con un bacio tradisci,

 

anch'io,

forse, vorrei un amico così.

 

 

II

 

La notte insidia l'occhio più che il giorno,

nel mentre in cui ci lasci la

paura

di esserti ritorno,

di esserti essenziale.

 

Vedo il bene, faccio male,

che non smetto più di scrivere e

 

pensare.

 

 

III

 

Concludere il discorso.

Da un broglio di balbuzie.

Versare al commensale.

Porgendogli le scuse.

 

 

IV

 

La croce basta appena

 

appena, eppure basta

(siamo da capo se togli

l’iniziale, la scheggia

della lancia)

 

giusta giusta

sta nella ferita

giusta giusta nell''inumana vita

 

di non-te.


postato da: tartufone alle ore 15:48 | link | commenti
categorie: quel che resta del giorno, amore catalettico
venerdì, 01 maggio 2009

Nel già consorzio umano

io ero quattro versi

direi NON infelici,

più: triti.

 

“Ho fatto il mio dovere,

è ora di partire,

ditele che l’amo,

non l’amo”...

 

(Ti chiami Margherita

e quindi hai ereditato

un’incertezza e i petali

che ho in mano)

 

...dicevo, Margherita,

io ero quattro versi,

adesso ne rimangono

i detriti,

 

e un certo manierismo,

che mi obbliga la chiusa

e fa di questa quinta mia

una scusa.

postato da: tartufone alle ore 17:06 | link | commenti (2)
categorie: quel che resta del giorno
martedì, 14 aprile 2009

Quando Sherazade entrerà, morbida e sensuale, per la milleduesima notte vestita di veli nell'impensabile salone del sultano.
Quando il quattrocentonovantunesimo schiaffo ferirà, già segnata dagli anni e la fatica, la guancia di un discepolo.
Quando in un tempo imprecisato non ci sarà più sabbia intorno alla folla del mercato di Gerusalemme, e ogni stella avrà avuto il nome di un nuovo nato.

LE LEGGI FISICHE TRAVALICHERANNO IL MURO DEL SIMBOLO, E SULL'OTTO ROVESCIATO AGIRANNO ATTRITO VOLVENTE E GRAVITA' COME SU UN MISIRIZZI...

...l'inifinito reclamerà le sue chiavi.

postato da: tartufone alle ore 16:54 | link | commenti (5)
categorie: letter/aratura
giovedì, 26 marzo 2009

La paura (Uno che ti urla in faccia e sembra molto sicuro di quello che dice, molto più di te).

Il male (Una ferita superficiale per cui chi ti interroga è uno stronzo, chi ti sfiora è un maiale, che ti cerca è un assassino).

La fatica (Il corpo sudaticcio e le sinapsi alla moviola).

E Tu vuoi dirmi che tutto questo non conta? 1,2,3,4...

L'ottusità (Quando tutti hanno capito).

L'incredulità (Quando tutti hanno creduto). Aspettami.


Voglio dormire tra le tue braccia.


postato da: tartufone alle ore 13:27 | link | commenti (2)
categorie: ghiandola pineale
martedì, 03 marzo 2009

E la notte disse: luce!

E le linee della collina come il dorso di un cammello sbronzo.

Il mio stomaco inatteso appigliato a un'idea di salute.

Piccole anime divagare sulla strada sottostante, a cavalcioni tra la realtà e la

loro

propria

fugace sussistenza.

Questo parapetto cos'è.

Una siepe o un letto fatto o un

Buongiorno, mondo.


postato da: tartufone alle ore 12:45 | link | commenti (2)
categorie: quel che resta del giorno
domenica, 08 febbraio 2009

Prendere su di sé il dolore altrui.

Una concessione che le leggi fisiche non fanno e chissà, forse proprio perché coscienti di questo, spesso la chiediamo.

Ma anche se questo miracolo non accade, il dolore non diventa inutile.

E tutti questi che vorrebbero lasciarla andare. Andare dove? Se la lasciamo andare come minimo la mandiamo in Paradiso. Ma loro al Paradiso mica ci credono.

Io ci credo, ma credo anche al Diavolo, con i piedi piantati sulla terra, con il culo piantato sul divano dei talk-show. Ed è questo, cari amici, il punto della questione. Noi, non lei. il nostro dolore, non il suo.

Il mondo protesta e chiede la morte, per paura della morte. Sia fatta la volontà del Padre, e siamo liberati dal Male.

E chiediamo il miracolo, come sempre facciamo. Di compiere ciò che manca nella nostra carne. Di aprire delle stimmate sulle nostre mani.



mano

postato da: tartufone alle ore 16:28 | link | commenti
categorie: quel che resta del giorno
mercoledì, 04 febbraio 2009

"Maestro...

["Perché vedi, è semplice, è facile come un doodle." 

"Un doodle."

"E più guardi, più vedi la linea che unisce il tuo ombelico col tuo culo, e che è il perimetro del mondo."

"r X r X 3,14."

"Con un minimo di approssimazione. Quell'approssimazione è l'inseparabile, caro, ormai fratello crimine quotidiano."

"Unico compagno."

"Perché ti sei svegliato stamattina?"

"Non lo so."

"Sappilo entro sera."]

"...dove abiti?"


postato da: tartufone alle ore 12:16 | link | commenti (1)
categorie: amore catalettico
domenica, 16 novembre 2008

Nel mezzo del cammin di Amon in cielo / ho ripensato all'ossessione e all'asfodelo /

e a come induce a un intimo sfacelo

il mezzodì.

postato da: tartufone alle ore 10:02 | link | commenti (6)
categorie: letter/aratura
mercoledì, 05 novembre 2008

Il linguaggio ha delle pozze, sì, delle pozze più scure dell'asfalto.
Nel racconto di un incidente, di una guerra, di un trauma, la tipica gradazione illeso-ferito-morto riserva una pozza, la parola "ferito".
Chi è un "ferito"? Ferito può essere il mutilato come lo sfregiato, il moribondo come il quasi-sano, la parola richiama, di per sé, unicamente l'eiezione di sangue (e non credo neppure che l'etimo -che non ricerco- conforti totalmente questa attribuzione del senso).
Ma mi sconforta sempre ascoltare il resoconto numerico dei feriti. Non li vedo, non percepisco il loro dolore (non tollero pertanto la quantifica): molto più ferita è la mia pellicina pendula dello sbraco rivoltante ma non detto. "Ferita" non dice, è un torto grave dell'informazione e tante volte della narrativa. Tanto più che, nell'accampamento di significato, il significante necessariamente sembra giocare al ribasso: necessariamente perché è sempre accostato alla morte, Male eccellente, per cui al confronto la ferita sarà sempre un vago bene.

L'unico spunto per cogliere il disagio della ferita, allora, è il disagio del incomprensione. Più o meno di un'evocazione, più o meno di un'onomatopea.

postato da: tartufone alle ore 13:11 | link | commenti (10)
categorie: lessico e nuvole, letter/aratura